CHI CI RIMETTE SONO SEMPRE I LAVORATORI…

Si è svolta stamattina 25 febbraio in Roma a piazza Montecitorio, con una massiccia presenza di persone, la manifestazione dei lavoratori Alitalia, per la situazione drammatica non solo della compagnia di bandiera ma di tutto l’indotto del trasporto aereo.
Della vicenda Alitalia si è scritto molto e spesso male, e non allungherò troppo il brodo.
Di concreto e attendibile, c’è che in questa vicenda chi ci rimette alla fine sono sempre i lavoratori.
Lavoratori che ogni quattro cinque anni vengono illusi con piani di rilancio osannati e mai decollati, tra licenziamenti e riassunzioni. Stagionali che chiamerei stagionati per gli anni di servizio, ormai alle spalle e ancora fuori senza esser richiamati dopo l’ultima stagione e al quale il covid forse avrà dato il colpo di grazia, rimasti nel limbo dimenticati da tutti. Certamente una situazione psicologicamente non proprio esaltante ma piuttosto abbastanza distruttiva.
Lo stop di Alitalia non è solo il covid, ma anche altre questioni mai affrontate o “glissate” se vogliamo, da parte di chi dovrebbe fare “inchiesta” proponendo domande concrete. Domande invece mai formulate a cui bisognerebbe dare una risposta. Come il perché uno stato che ha versato in più di un’occasione denaro dei contribuenti, non abbia mai tutelato questi istituendo una commissione di garanzia che controllasse l’utilizzo corretto dei costi di gestione, e sopratutto eventuali inutili sprechi, o peggio, denaro indirizzato ad altri fini non necessari o poco chiari.
Viene da chiedersi sopratutto il perché non è mai stato proposto un valido piano industriale atto al rilancio della compagnia di bandiera, invece di recitare sempre il solito mantra degli esuberi.
Il perché gli amministratori delegati negli anni che hanno tutti fallito, ne sono usciti sempre con ricchissime liquidazioni. Dal fallimento della “nave” dei capitani coraggiosi affondata come tutti sappiamo. Il perché Renzi abbia potuto spendere 168 milioni di euro in otto anni per l’aereo presidenziale. E si potrebbe andare avanti molto ancora tra le assurdità avvenute in questa compagnia. Ora non essendo la politica all’altezza della situazione, c’è il rischio “spezzatino” o anche l’ipotesi del tutto compreso, cedendo Alitalia a qualche concorrente europeo. Abbiamo visto con il covid quanto sia importante avere una compagnia di bandiera. E quando sia importante non perderla e non ridurla ad una low-cost perché altrimenti si rischiano 50.000 posti di lavoro. Se lo stato è assente, allora è complice.

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